La Gelmini ha dichiarato (notizia di oggi su Stampa e Repubblica) che l'ora di religione deve avere un voto al pari delle altre materie di studio.
Il PD ha obiettato che bisogna salvaguardare la laicità dello Stato.
Ho l'impressione che la discussione, messa così, non sia sui giusti binari; provo a spiegarmi:
l'ora di religione è, come sapete, una scelta delle famiglie nella scuola pubblica, ormai da tanti anni; questo significa che, se io decido di non far partecipare mio figlio a quell'ora, la scuola deve comunque garantirmi un'assistenza e delle attività alternative.
Fino ad oggi, come sa bene chi lavora nella scuola dell'obbligo, come me e Mariarosa, gli istituti si sono arrabattati in modo più o meno efficace per garantire questo diritto.
In pratica, gli insegnanti che avevano ore a disposizione organizzavano attività di recupero o di alfabetizzazione (visto che spesso chi rifiuta l'ora di religione è uno straniero), anche se non è mai stato facile garantire una continuità a questi interventi, perchè le ore a disposizione venivano destinate prioritariamente alle sostituzioni dei colleghi assenti.
Da quest'anno nella scuola media le ore a disposizione non esistono più, così come sono scomparse le compresenze nella primaria (ex elementari) perchè Gelmini e Brunetta sono convinti che noi, in quelle ore, andavamo a bivaccare al bar; contemporaneamente, è aumentato il numero di bambini e ragazzi che non fa religione, perchè questa scelta interessa sempre di più anche ragazzi italiani (ebrei, testimoni di geova o semplicemente non credenti).
Poichè i minori non possono essere lasciati incustoditi, questi ragazzi vengono spediti come pacchi in altre classi, dove insegnanti estranei svolgono attività che non c'entrano con il programma della loro classe di appartenenza: insomma, un parcheggio.
La situazione è tanto più grave se correlata al fatto che il numero di alunni per classe è aumentato quasi dovunque.
Un esempio concreto: qualche giorno fa due ragazze di terza media si sono affacciate alla mia classe dicendo: "prof. dobbiamo fare alternativa alla religione, abbiamo chiesto se ci facevano entrare in terza C, ma erano già al completo (!!) e non c'erano più posti a sedere (!!), Possiamo fermarci qui da lei?" Io mi sono guardata intorno ed ho risposto: "Siete fortunate, oggi ci sono due assenti... per stavolta vi posso prendere io".
Vi assicuro che non è una boutade, ma un fatto realmente accaduto l'altro giorno alla scuola A. Di Duccio.
Mi sembra evidente che, prima ancora di parlare di laicità dello Stato, si debba prendere seriamente in considerazione il pericolo concreto che corrono i diritti dei nostri ragazzi e perfino la loro incolumità fisica, quando il legislatore si fa guidare da una scelta ideologica (e dalla propria ignoranza, voluta o meno, sulla realtà dei fatti).
Allora, lasciamo pure l'ora di religione, e chiediamo ai colleghi che insegnano quella materia, e da sempre sono stati in qualche modo "privilegiati", di essere docenti a tutti gli effetti, con tutte le responsabilità connesse, compresa la valutazione seria e meditata dei ragazzi.
Però diamo una reale alternativa a chi sceglie di non fare religione: un altro insegnamento, che debba essere seguito, che venga valutato e che consenta di prendere crediti anche a chi appartiene ad un'altra confessione oppure semplicemente non è interessato ad un insegnamento religioso.
IO MI CANDIDO PUBBLICAMENTE: se la mia dirigente vuole provare, mi offro per attivare un'ora alla settimana di filosofia (mi sembra un'alternativa plausibile alla religione, no?).
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