Quando il caldo mi consente di dormire, sogno talvolta che qualcuno dei figli di Bossi, resosi ormai conto della demenza senile che avanza inesorabile aggredendo le cellule cerebrali del genitore, decida finalmente di rinchiudere suo padre in una qualche "villa Serena".
Sarà perchè anche la mia età avanza e proporzionalmente la mia pazienza diminuisce (come a volte mi fanno notare i miei studenti...), ma questa sua politica "da cannottiera" mi provoca con sempre maggiore frequenza delle crisi di insofferenza, che cominciano a manifestarsi con effetti psicosomatici.
Se non fossi immersa nell'agosto di Rimini, potrei trovare la forza di argomentare sul tema, elencando dettagliatamente tutti i problemi della scuola italiana che dovrebbero essere risolti ben prima di provare anche solo a pensare di inserire l'insegnamento dei dialetti (per inciso, anch'io insegno alle medie come la moglie di Bossi, quindi penso di avere titolo a parlare della questione almeno quanto lei!).
Ma poichè l'aria vacanziera mi invita a non essere troppo pedante, vi allego un articolo del Corriere, per chi avesse voglia di leggerlo, che illustra i motivi storici per i quali in Italia si parla italiano ed elenca i personaggi "padani" che prenderebbero volentieri a calci nel deretano l'onorevole che ha in spregio la nostra lingua, la nostra bandiera e il nostro inno (ma non i nostri soldi, a quanto pare, visto che lo Stato italiano continua a pagarlo profumatamente per dargli modo e tempo di esternare queste belle pensate!).
P.S: ho deciso di scrivere questo post in un linguaggio meno colloquiale, contando sul fatto che, se qualche leghista si affaccia sul nostro blog, probabilmente non riuscirà a comprendere i miei costrutti, dato il livello culturale medio dei seguaci dell'Umberto... infine, ho deciso che la cultura italiana, ad approfondire la quale ho dedicato buona parte della mia vita, non sia cosa da spregiarsi, come qualcuno vorrebbe farci credere...
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